giovedì 22 ottobre 2020

La fine della storia di Roma

Ha fatto scalpore la triste vicenda dell'uccisione di una scrofa con la sua cucciolata. È in tutto e per tutto un atto barbarico, dettato ed ordinato da qualche mente disturbata; se fossimo in un paese normale partirebbe un'indagine, ma come diceva Trilussa "Le guardie chi le guarda?". 
  Il gesto ha anche un nefasto significato simbolico. Ascanio, figlio di Enea sognò una scrofa bianca con trenta cuccioli, i quali rappresentavano i popoli latini che Romolo più tardi riunì facendo diventare Roma la grande città che fu. L'uccisione della scrofa con i cuccioli rappresenta oggi la fine della storia di Roma. Ma come è stato possibile?

  Quando le nostre istituzioni hanno queste improvvise ed inaspettate impennate di attivismo, c'è qualcosa che non va, dal punto di vista del corretto rispetto di leggi e regolamenti.
  Di solito si nota questa mobilitazione solamente perché qualche alto papavero lo ha preteso per motivi personali e nessuno ha avuto il coraggio di dire di no. Probabilmente vicino a quel parco ci abita qualche gran personaggio. Se delle persone "normali" avessero chiesto un intervento per allontanare i cinghiali, non avrebbero fatto nulla, né di legale, né di illegale. Un esempio eclatante di questo andazzo lo vidi personalmente circa una ventina di anni fa al mercato domenicale di Porta Portese.
  Il mercato si era sviluppato nel secondo dopoguerra su delle aree dismesse delle Ferrovie dello Stato. Nato come mercato nero e delle pulci, divenne col tempo un grande mercato dove si trovava di tutto e di più. Col passare degli anni la zona fu in gran parte urbanizzata, ma nessuno fece sloggiare il mercato, il quale si adattava a mano a mano alle nuove strade e piazze. Restando totalmente illegale, i vigili urbani restavano sempre ai margini nel mercato. Li si trovava ai vari ingressi e si limitavano a sorvegliare il traffico automobilistico esterno al mercato, al quale voltavano le spalle; se fossero entrati, in teoria avrebbero dovuto multare tutti quanti e sequestrare la merce, come fanno ogni tanto con gli ambulanti immigrati nelle vie centrali della città.
  L'ordine tra bancarelle, stracciaroli e rigattieri era fatto rispettare da persone non meglio identificate, o meglio, indentificabili perché giravano a coppie con la divisa dei netturbini, che hanno garantito calma e pace meglio dei vigili urbani. I posti venivano assegnati da una mitica vecchietta, alla quale tutti ubbidivano senza tante discussioni. Col tempo in una ampia piazza al centro del mercato si erano stabiliti diversi gruppi di zingari ed anche una sfilata di bancarelle di librai. 
  Una bella mattina di domenica, dopo non esserci più andato per diverso tempo, ebbi la sorpresa di vedere quella piazza in gran parte libera e sgombra, mentre il mercato tutto attorno continuava normalmente, nella sua felice e tranquilla illegalità. Con un po' di fatica riuscii e rintracciare uno dei librai (che erano stati scacciati assieme gli zingari) e gli chiesi cosa fosse successo. Senza mezzi termini mi disse che dato che era venuto ad abitare in uno dei palazzi che si affacciava sulla piazza un alto magistrato, questo aveva fatto sgomberare la piazza, e solo quella e non tutto il mercato. Vorrei tanto che questa storia non fosse vera, perché significa che in Italia un magistrato può richiedere più che il rispetto della legge uguale per tutti, come un signore rinascimentale, di far fare ordine solamente davanti alla sua porta di casa. Se non fosse ancora chiaro il problema aggiungo che la cosa è più che scandalosa, perché nessuno dei famosi organi preposti e delle autorità competenti per oltre cinquanta anni non solo hanno ignorato, ma addirittura hanno fatto finta di non vedere il mercato di Porta Portese. L'unico intervento, ma solamente parziale (che è un assurdo incredibile!) lo fanno su ordine di una persona che invece di far rispettare la legge in modo corretto, la invoca solo se gli fa comodo e la fa rispettare solo per quanto gli basta.
 In questi giorni ci si sta stupendo del fatto che nessuno, ma dico nessuno, si era accorto delle case abusive dei Casamonica. A me la cosa non mi pare poi tanto strana. Ci si mette la coscienza a posto di fronte alla famosa pubblica opinione abbattendo una manciata di case palesemente abusive, utilizzando ed applicando leggi e regolamenti esistenti. Se queste stesse leggi si applicassero in modo corretto, il comune dovrebbe far abbattere gran parte delle borgate abusive di Roma. Migliaia e migliaia di case.