martedì 25 luglio 2017

A proposito di 25 luglio

   Tutti conoscono Gerhardt Rohlfs come esimio etnologo e linguista, filologo ed autore di vocabolari dei dialetti e delle alloglossie italiane, soprattutto di quelle grecaniche, ma pochi —se non nessuno— sanno che fu anche un nazista modello, informatore della GESTAPO specializzato in cose italiane, persona che odiava profondamente il popolo che parlava ancora dialetti di lingue classiche ritenute morte che lui studiava con tanta passione. Forse  Rohlfs era spinto dal fatto che invidiava gli italiani, ritenuti inferiori perché troppo cattolici, ma i quali avevano una lingua comune sin dai tempi della Divina Commendia, mentre lui si doveva accontentare di un creolo inventato da un megalomane monaco agostiniano alcolizzato, con la quale solamente Goethe e pochi altri moderni erano riusciti a dare prove di valore letterario.
Gerhard Rohlfs (da Wikipedia)
   Ho fatto questa premessa fuori dalle righe, perché non riesco a rendere con la mia traduzione il profondo odio anti-italiano che trasuda dal testo che mi accingo a tradurre, un rapporto sui fatti del 25 luglio inviato al RSHA (Reichs Sicherheits Haupt Amt - Ufficio centrale per la sicurezza nazista) da Monaco il 30 settembre 1943 da parte di Rohlfs:

"(…) In merito agli eventi del 19. 7. (primo bombardamento di Roma, il quale causò la prima critica virulenta avverso Mussolini) fino al 23.7. (Riunione del Gran Consiglio del Fascismo) e del 25.7. (Rovesciamento del governo del Duce) non posso dare relazione da testimone oculare, dato che sono stato di ritorno a Roma solamente il 6.8. per potermi rendere conto personalmente. Ad ogni modo ho raccolto numerose testimonianze attendibili. Mi permetto di rammentare alcune mie dichiarazioni contenute nel mio primo rapporto, credo del 28.10.42., nel quale esplicai la mia opinione in merito al Partito fascista: "Sarebbe l'ora che in Germania ci si tolga l'abitudine, di ritenere che il partito fascista abbia un modo simile al nostro di vedere il mondo (n.d.t.: nell'originale: weltanschaulich ähnlich) come il Partito Nazionalsocialista in Germania. Il fascismo non è altro che una messa in scena (n.d.t.: nell'originale: Theaterspiel). Questa era più o meno la mia frase, ma gli originali sono andati tutti distrutti col fuoco durante la mia permanenza estiva in Germania. Questa mia tesi ha trovato perfetta conferma nella notte tra il 25 ed il 26 luglio. Non ho comunque mai attribuito agli italiani del carattere, ma che un intero popolo fosse capace di esprimere una completa mancanza di dignità a tal segno, tanto da cancellare nell'arco di 30 minuti 21 anni di sistema fascista, non l'avevo nemmeno ritenuto pensabile. Nella stessa Roma solamente una formazione di Camicie Nere, il Battaglione della Caserma Parioli, si è rifiutata per tre giorni di riconoscere il Governo Badoglio; la sera del terzo giorno si è riconosciuta l'inutilità della resistenza ed hanno dichiarato la propria fedeltà.
Nella suddetta notte tra il 25.7. soprattutto nelle strade principali, la Via Nazionale, il Corso Umberto etc. ha regnato la confusione ed è fuor di dubbio, che sin dall'inizio elementi comunisti avessero le mani in pasta. Ciò è dimostrato anche dalla furia distruttrice sfogata contro emblemi fascisti, enti del Partito ecc. Ma che però più in generale una parte preponderante della massa degli italiani avesse intimamente già chiuso con il sistema lo si è visto dal trattamento riservato ad oggetti di ricordo o insegne del Partito, distintivi, ritratti di Mussolini ed altri: nel giro di 10 minuti dopo la diffusione della notizia delle dimissioni -alle 11.00 di sera- la Via Nazionale era ricoperta da uno strato di 10 cm di ritratti, busti, medaglie, che volavano dalle finestre accompagnati da bestemmie ed improperi e bastò un'ora, per far sparire i fasci littori da tutte gli edifici pubblici e del Partito. Lungo il tratto ferroviario Roma - Brennero si poteva leggere almeno 500 volte "Viva il Duce" o cose simili, al mio ritorno il 5.8. non trovai più neanche una scritta.
(Documento originale inedito tratto dal "Archiv MV" di Praga, fondo RSHA)

   A questo nazista modello in Italia sono state intitolate strade e piazze. Non credo sia però necessario cancellare il suo nome. In Italia de minimis non curamus, e ci teniamo di Rohlfs solamente le cose buone, alla faccia del suo odio.
Ancora una nota finale: quando Rohlfs dice che dalle finestre volavano: "… ritratti di Mussolini ed altri", tra questi "altri" c'era anche Hitler, ma non ebbe evidentemente il coraggio di metterlo nero su bianco.

lunedì 29 maggio 2017

Merkel prende la palla al balzo

Io non capisco tutti quei rappresentanti politici e giornalisti europei che sono preoccupati per il futuro degli Stati Uniti. Ma non li sentite che si strappano le vesti per come si sta comportando Trump? Quasi all'unisono invocano l'impeachment da parte del Senato oppure citano con dovizia di particolari articoli ed emendamenti della Costituzione USA, quando a malapena sanno cosa c'è scritto nella nostra di Costituzione. Ora che nientemeno il presidente americano mette in forse la NATO con le sue uscite estemporanee, invece di prendere la palla al balzo e fare qualcosa per liberarsi dai lacci e lacciuoli imposti al nostro continente da questa fraudolenta alleanza, che ci spinge a partecipare a guerre di rapina ed a bruciare somme inimmaginabili in armamenti inutili, stanno li a piagnucolare in difesa di questa "alleanza" senza un minimo di dignità.
La bevuta liberatoria di Angela (imm. ripresa da "die Zeit")
Una sola voce è fuori dal coro: Angela Merkel. Di ritorno da Taormina, sotto un tendone da birra —di quelli dell'Oktoberfest— nel corso di una manifestazione preelettorale ha detto testualmente: "I tempi nei quali potevamo affidarci completamente ad altri (cioè GB e USA) sono finiti da un pezzo. Ne ho fatto esperienza diretta negli ultimi giorni." Poi, accennando che comunque si dovessero mantenere rapporti di amicizia con americani ed inglesi dice né più né meno: "Noi europei dobbiamo realmente prendere il nostro destino nelle nostre stesse mani". La platea, composta da orgogliosi Bavaresi si è sciolta in una ovazione di diversi minuti. Questa scena è stata rilanciata e mostrata a ripetizione in tutti i mezzi di comunicazione e su molti tedeschi ha provocato una sorta di senso di liberazione. Questa è la prima volta che un politico, anzi, la prima volta che il massimo rappresentante politico della Germania dice quasi esplicitamente che americani ed inglesi devono terminare l'occupazione del continente seguita alla seconda guerra mondiale.
Questa mia ultima affermazione potrebbe sembrare esagerata, ma questi sono i fatti. Magari un'altra volta ve la spiego meglio.

domenica 29 gennaio 2017

Che fare?

Certo è fantastico quello che i telegiornali ci raccontano della riunione, o non so che razza di assembramento sia, in cui a Rimini stanno concionando gli amministratori locali del PD. La più divertente è la frase storica uscita più o meno così dalla bocca di Renzi: "Non abbiamo nessun problema con le prossime elezioni. Prendiamo il 40% e le vinciamo!"
   Mi viene il dubbio che sia stato abbandonato anche dal suo pusher di fiducia e sia passato a pericolosi psicofarmaci. È vero che col 40% vincerebbe le elezioni, ma non vede il problema principale, e cioè che se alle prossime elezioni, ammesso che ci arrivi integro, prenderà qualcosa attorno al 30% sarà grasso che cola. Potrebbe, in teoria (ma Renzi ci ha mostrato di non saper distinguere tra teoria e realtà), allearsi con qualcuno, solo che questo qualcuno non esiste e tutta la roba in giro con cui avrebbe potuto allearsi se l'è già presa.

Ambiente e terremoto

   A Rimini non si sentono solo vaneggiamenti, ma anche frasi sballate che danno un'idea di quanto stiano fuori di testa gli amministratori locali del PD. Tra i tanti problemi che questi peones della politica vorrebbero risolvere, cioè i problemi che loro stessi in gran parte hanno causato, c'è anche quello dei danni all'ambiente, ed ora cito testualmente, "causati dal terremoto".
   Ditemi come si fa ancora a prendere sul serio gente che è capace di dire in pubblico delle scempiaggini del genere! Lo sanno tutti che i problemi ambientali a livello globale sono causati dal nostro modello di vita basato sul tutto e subito a due soldi, senza guardare alle conseguenze.
   A livello locale poi, e qui entriamo nel campo di presidenti, sindaci ed assessori, i danni all'ambiente sono stati causati dal dilagare degli abusi edilizi, strumento di drenaggio di voti, terreno fertile per la più sfacciata corruzione ed illegalità oltre che parco giochi della peggiore criminalità organizzata. Il dissesto idrogeologico non è un flagello divino, un destino ineluttabile o un fenomeno inevitabile, ma il risultato di una gestione del territorio a dir poco criminale, della quale però nessuno vuol parlare seriamente, a parte qualche commentino demente rilasciato a telecamere accese dopo che un temporale leggermente sopra la media ha causato una devastazione da diluvio universale.
   Quanto sia pericolosa la devastazione urbanistico-ambientale del nostro ex Bel Paese ce lo ha mostrato la tragedia evitabilissima del "resort" sul Gran Sasso. Dovrebbe essere chiaro oramai, anche ai più ottusi, che l'abusivismo uccide. Di solito lo fa lentamente, ma questa volta, in uno scenario apocalittico, ha fatto in un colpo solo decine di vittime.

Storie che si ripetono   

Questa storiaccia dell'albergo della morte si potrà ancora ripetere in centinaia, ma che dico, migliaia di situazioni simili, grandi e piccole. La storia è sempre più o meno la stessa. In una zona non solo protetta, ma nella quale da secoli nessuno ci ha costruito per ovvi motivi, ti arriva un "imprenditore" che ha una idea brillante. Ne parla col suo amico sindaco, al quale ricorda di avergli dato aiuti di vario genere durante la campagna elettorale, e gli propone un progetto al quale non potrà dire di no! Un albergo in un posto bellissimo, per il quale si porterà in paese del lavoro, sia durante la costruzione, sia dopo l'inaugurazione e l'avviamento dell'attività.
   Certo, ci sono dei problemi, ma i problemi con un po' di buona volontà si possono sempre risolvere. Ad esempio la nota e comprovata pericolosità del luogo, della quale si parla ogni qual volta si riunisce una inutile commissione valanghe. Basta non convocarla più ed il primo ostacolo è superato. La fortuna poi ha voluto che in quel bel posto panoramico c'era una specie di baracca, vecchio ed inutile rifugio alpino, per la quale si poteva chiedere una ristrutturazione e saltare in questo modo a piè pari noiose trafile burocratiche, i soliti lacci e lacciuoli che danneggiano la nostra economia nazionale, specie quando si vuole erigere un nuovo edificio in una zona non edificabile.
   Una volta sistemate, come usano dire i nostri bravi amministratori locali, le carte, i lavori possono cominciare e vanno talmente bene, che sfuggono un poco di mano ed inspiegabilmente crescono cubatura, piani, accessori, appaiono inaspettatamente piscine ed impianti di vario genere, ma comunque il risultato è splendido ed anche i cittadini alla fine sono orgogliosi e sicuramente ridaranno il loro voto a questo bravo padre della patria che è il sindaco anche alla prossima tornata elettorale.
   Certo il mondo è crudele e pieno di gente invidiosa, anzi, di gente stupida che non vuole capire come va il mondo veramente, e denunciano ipotetici abusi e illegalità.
   Ma niente paura! Che ci stanno a fare bravi avvocati e, con un po' di fortuna, anche giudici dalle ampie vedute, che contro ogni evidenza alla fin fine stabiliscono che se reati ci stono stati, sono ovviamente prescritti, e che per altri fatti, secondo loro, in questo caso non costituiscono reato e poi bisogna pure tenere conto dell'utilità sociale ed economica e bla bla bla.
   Al più tardi dopo che si è spenta la eco dei mesti applausi durante le solenni esequie delle vittime, della questione si parlerà sempre di meno, e non si sentiranno nemmeno più quei rompiscatole che ogni volta approfittano per dire che è ora di farla finita con l'abusivismo.
   Il fascicolo è stato aperto immediatamente e la documentazione è stata racimolata in tempi da record, anche se poi le indagini saranno lunghe e delicate e perderanno di giorno in giorno sempre più l'interesse dei media e poi anche della gente. 

Basta abusivismo

   Ma cosa succederebbe se veramente si volesse farla finita con la devastazione del nostro territorio? Sarebbe ora troppo lungo sviscerare la questione, ma per far capire quanto sia difficile, dirò solamente una cosa che farà capire al volo.
   Il sisma non ha solamente distrutto edifici storici e centri urbani, ma ha fatto crollare anche migliaia di case, casette, villini ed obrobri edilizi abusivi. E già detto questo scoppia il coro che urla a piena voce: "Si, ma sono state sanate!". Sfugge a questa pletora il fatto che pur essendo state "sanate" non si annulli il fatto che siano state costruite abusivamente. Per questo motivo una volta crollate, non possono essere ricostruite, nel caso in cui vorremmo fare veramente qualcosa contro gli abusi e le illegalità.
   Cosa succederà invece? Andrà a finire che dalle casse dello Stato usciranno fior di soldi anche per far ricostruire le case abusive… a meno che…

Ci serve il DDT

   Io ho sempre dichiarato la mia simpatia critica nei confronti del M5S, ma sono arrivato alla conclusione che sono l'unico DDT che abbiamo a disposizione per scacciare in modo efficace i parassiti che si sono impossessati del nostro paese. Se poi non hanno esperienza, vuol dire che se la faranno. Non potranno mai fare peggio dei boia esperti. Passata l'infezione potrò poi di nuovo votare tranquillamente per il mio partito del cuore.

giovedì 8 dicembre 2016

La strada da percorrere

Che fare? In passato se lo sono chiesto in tanti di fronte a situazioni sociopolitiche in movimento, uno in particolare.
  Ora tocca a noi, noi tutti che abbiamo votato no, ed anche a quelli che hanno votato si con troppa leggerezza ed ora si rendono conto di non aver fatto la scelta migliore.
  Perdonate se cito me stesso, ma prima del voto scrissi su questo stesso blog questa frase: "…con il NO in Italia si innesterebbe un processo di ricostruzione costituzionale, che avrebbe sull'Europa solo effetti positivi, in senso democratico."
  Confermo e ribadisco, anche se al momento se ne sentono e vedono di tutti i colori. È un polverone normale, ovvio, comprensibile, ma dovrebbe posarsi al più presto possibile per cominciare a fare sul serio. Forse non ne siamo ancora consapevoli tutti quanti, ma avendo confermato in modo così forte e chiaro la nostra Costituzione Repubblicana dobbiamo anche organizzarci e fare pressione perché venga finalmente applicata correttamente. Facendo questo daremmo un esempio agli altri paesi europei e come importante paese fondatore dell'Unione Europea potremo essere d'esempio per tanti altri nel resto del nostro continente.
  Applicare la nostra Costituzione può significare tante cose. Più logico sarebbe cominciare dalle cose più facili. Ad esempio rettificare subito le leggi e provvedimenti che non sono interamente o parzialmente conformi.
  Poi sarebbe da ripristinare interamente la nostra sovranità nazionale, perché uno stato libero ed indipendente, come il proprio popolo, potrà migliorare anche l'Unione Europea. Non è l'Europa che ci opprime, ma ben altri, pensiamoci un attimo. L'Europa ci serve e la dobbiamo solo cambiare.
Altra cosa da fare, appena eletto un nuovo Parlamento con una legge elettorale costituzionalmente immacolata, sarà quella di verificare, magari attraverso una commissione bicamerale d'inchiesta, la correttezza e validità delle leggi varate nell'arco degli ultimi 30 anni.
  Andrà messa mano anche alle privatizzazioni, molte delle quali disastrose per il nostro paese, e si dovrà recuperare dove possibile il nostro patrimonio nazionale per poter mettere una nuova stagione di crescita economica su basi solide e non nelle sabbie mobili della finanza internazionale.
  Il sistema sanitario nazionale dovrà tornare a livelli di qualità accettabili per un paese moderno, limitando le interferenze di famelici interessi privati, che di certo non si possono conciliare con gli interessi e la salute dei cittadini.
  Chi chiacchiera troppo, specialmente tra gli sconfitti del si, dovrebbe fermarsi un attimo e riflettere su cosa dovrebbe fare veramente per migliorare il nostro paese. Una cosa, ad esempio, è quella di rileggersi la Costituzione con animo pacato. Poi potrà partecipare cominciando da se stesso, come dovrebbero fare anche gli elettori del NO, per cambiare in meglio la situazione. Non pretendere cose che non gli spettano, ma lottare per i propri diritti che condivide assieme a tutti gli altri. Combattere la corruzione tenendosene lontano e denunciando chiunque pretenda denari e favori in cambio di qualcosa. Importante anche di smetterla di credere di ottenere qualcosa leccando il culo a qualche potente o sfruttare la propria posizione a danno di altri.
  Ci si è aperta davanti una nuova strada con nuove grandi opportunità. Percorriamola.

lunedì 5 dicembre 2016

Accettiamo le scuse del Sud

Fino all'ultimo mi sono dovuto sentir dire che gli italiani non sono capaci di reagire, figuriamoci di rivoltare contro una palese porcheria come quella della "schiforma". Non facevo a tempo ad accennare che però la Resistenza… già venivo interrotto con frasi del genere: …si, vabbe', ma quello era un momento particolare, c'era la guerra, c'era la fame, gli Italiani sono troppo vigliacchi.
  A me continuava a sembrare strano che fosse pensabile un appecoronamento così massiccio, soffocante ed inevitabile. L'Italia è una pianta potata male, ma le radici non le puoi modificare a piacere. Anche se tagli tutto, da qualche parte la radice ricaccia fuori vigorosi virgulti.
  Insomma, in qualche modo me lo sentivo che il risultato sarebbe stato straordinario ed a favore del NO, alla faccia dei peggiori pessimisti.
  Mi erano passati per la testa vari episodi che mi davano speranza e certezza. Ve li racconto per come li conosco.

Cefalonia

  Il Dramma di Cefalonia mi è noto dai libri e dalla televisione. In particolare ricordo un documentario televisivo, ancora in bianco e nero, nel quale un sopravvissuto raccontava sul luogo cosa accadde in quei drammatici momenti. L'episodio che mi si scolpì nella memoria fu questo: il Generale comandante italiano andò al comando tedesco per trattare. Come i suoi uomini sapeva benissimo che resistere avrebbe significato morire, dato che le munizioni a disposizione erano troppo poche ed i tedeschi violenti e crudeli.
  Il comando tedesco pretese l'immediata consegna delle armi. Il generale italiano chiese di potersi consultare attraverso una linea telefonica da campo con i propri ufficiali dall'altra parte dell'isola. Quando gli fu concesso ordinò ai suoi ufficiali di aprire il fuoco sui tedeschi e difendersi come potevano. L'ufficiale all'altro capo del filo rispose: "Comandante!, è già un quarto d'ora che stiamo sparando!" In cinquemila caddero combattendo o furono fucilati una volta finite le munizioni. Solo trecento riuscirono a scampare al massacro e si unirono in seguito alla Resistenza greca, nelle cui fila si fecero onore.

Albania

  In tutti i Balcani singoli soldati italiani, gruppi spontanei piccoli e grandi ed intere armate riuscirono a sottrarsi alla prigionia tedesca ed a combattere per la propria libertà e la liberazione dei popoli che li ospitavano. C'è anche qui un episodio dalla grande forza simbolica.
  Sfogliando l'Almanacco del PCI del 1974, incappai nell'inserto speciale dedicato al Trentennale della Resistenza, del quale mi si stampò in testa una immagine bizzarra: un capitano degli Alpini al galoppo su di un mulo, con la sua spada sguainata tenuta il alto, entra in Piazza Scanderbeg a Tirana: è il primo combattente della Resistenza albanese ad entrare nella città appena liberata dall'occupazione tedesca, un membro della Brigata Gramsci, composta quasi interamente da soldati ed ufficiali italiani, forte di 2.000 uomini. La storia a volte è strana, perché gli stessi che pochi anni prima erano stati mandati dal governo fascista ad occuparla, alla fine la liberano.
Ufficiali italiani dell'Esercito di Liberazione Albanese
  La vastità della partecipazione italiana alla liberazione dei Balcani ed in particolare della Yugoslavia per molti anni era non perfettamente nota neanche all'ANPI. La cosa me la spiegò una volta personalmente il Generale Nino Pasti, allora presidente nazionale dell'Associazione dei Partigiani italiani. Alla morte di Tito andò in Yugoslavia una nutrita delegazione di partigiani italiani che lì avevano combattuto, con tutti i labari e medaglieri dei corpi registrati ufficialmente nello schedario dell'ANPI. Quando arrivarono nella grande spianata dove si doveva tenere la commemorazione, videro che dalla enorme folla spuntavano numerose bandiere italiane. Non si capiva cosa potesse essere, dato che c'era un'unica delegazione ufficiale italiana. Il Generale Pasti si fece un giro ed attorno ad ogni bandiera italiana trovò gruppi, a volte anche nutriti, di italiani. Dopo essersi presentato veniva così a conoscere tanti gruppi di soldati che avevano combattuto nella Resistenza jugoslava ma che dopo la guerra non avevano chiesto riconoscimenti o altro. Alla domanda perché non si fossero presentati dissero che a loro bastava aver fatto il proprio dovere.

Napoli

  Non mi stupisce affatto che i napoletani si siano massicciamente espressi in difesa della Costituzione. Molti magari lo hanno anche fatto inconsapevolmente, ma il loro istinto offrì all'Italia appena occupata "dal tedesco invasor" un esempio straordinario, veramente incredibile, che si pone all'inizio della guerra di Liberazione Italiana. Praticamente buttarono fuori dalla città, a mani nude, l'esercito tedesco. Avevano dimostrato che un popolo, se unito, vince anche contro quello che allora molti credevano fosse l'esercito più potente del mondo. Le quattro giornate di Napoli furono per gli alti comandi della Wehrmacht un vero e proprio pesante segnale d'allarme, basta vedere quello che resta dei documenti tedeschi di quel periodo. Una cosa così grande resta comunque nella memoria storica di una città ed il fatto che un popolo non necessariamente abbia bisogno di un esercito regolare per liberarsi fece un po' scuola negli anni a venire.

25 luglio

Folla esultante a Roma dopo le dimissioni del Puzzone
  Negli archivi dei servizi segreti a Praga si conserva una relazione sugli avvenimenti del 25 luglio 1943 inviata al comando della Gestapo da Gerhard Rohlfs. Questo era un ancora oggi famoso professore di linguistica, specializzato il dialetti italiani e gruppi linguistici minoritari. Tanto amava i dialetti italiani, tanto, se non di più odiava gli italiani. Pieno di livore dice che aveva già da tempo messo in guardia rispetto agli italiani, una massa di incapaci e rammolliti e bla bla bla giù tutto l'armamentario del bravo razzista crucco. Descrive nella sua relazione due scene: Prima di tutto era partito poco prima del 25 luglio per Monaco, ed all'andata tutte le stazioni ferroviarie erano addobbate con slogan fascisti e sui muri splendevano candidi cartigli con le immarcescibili frasi storiche del duce. Al suo ritorno in Italia poco tempo dopo, dal Brennero fino a Roma credere, obbedire e combattere! non si vedevano più e tutte le roboanti parole del duce erano state accuratamente coperte con la calce. A Roma un amico poi gli raccontò che la Via Nazionale subito dopo l'annuncio delle dimissioni del puzzone si ricoprì nel giro di pochi minuti di ritratti di Mussolini, calendari della milizia e dell'OND, divise, berretti, diplomi, distintivi, medaglie ed ogni altro ciarpame di regime, lasciando alla Nettezza Urbana il compito di spazzare via venti anni di fascismo.

Allora ed oggi

  Fatti grandi come la nostra Resistenza lasciano comunque una traccia profonda nella memoria collettiva; nessuna propaganda, nessuna televisione, per stupida, volgare e falsa che possa essere, certi tratti profondamente stratificati non li può cancellare nel giro di un paio di generazioni. La nostra lotta antifascista e poi la Resistenza culminarono nella Costituzione, e questo lo sanno anche i bambini ipnotizzati dall'ipod.
I risultati del Referendum del 1946 in un documento della DOXA
Anzi, da allora ad oggi siamo anche cresciuti. Il referendum istituzionale del 1946 ebbe un esito risicato. Oggi la nostra Costituzione Repubblicana è stata confermata da tutto il popolo in modo chiaro, netto, ed anche un po`assordante. Addirittura il Sud e le Isole si sono trovate avanti con il NO, quasi a voler chiedere scusa di aver mancato l'appuntamento del '46. Scuse accettate. Grazie.

domenica 4 dicembre 2016

Votate, poi vedremo le matite

Attenzione! Da più parti si sta sollevando una marea di dubbi relativi alle matite distribuite ai seggi elettorali. Non solo si tratta di matite non conformi alla vigente legge elettorale, ma sopra alle matite vi è stampigliata (in alcuni casi) una pubblicità della società privata che ha fornito le matite al Ministero degli Interni.
Dopo aver votato sono andato direttamente al più vicino Commissariato di Polizia, dove ho chiesto delucidazioni. Dopo aver a lungo sviscerato il problema, è venuto fuori che la migliore cosa da fare è presentare direttamente alla Procura competente per territorio un esposto dettagliato. Meglio se l'esposto è firmato da più persone, singolarmente a titolo personale in quanto cittadini elettori.
Nell'esposto vanno messi in risalto i seguenti punti:
1. La matita fornita non corrisponde e non ha le qualità di quelle descritte nella legge elettorale, avendo una mina di semplice grafite e senza contenere elementi grassi o pigmenti che risultino indelebili o difficilmente cancellabili.
2. La matita oltre l'indicazione "Ministero degli Interni" reca la pubblicità di una ditta privata.
Da quanto detto ne consegue che:
a. il voto apportato sulla scheda mediante una normale matita con la mina di grafite può essere cancellato facilmente ed in tempi assai rapidi. Pur non essendo sino a questo punto un reato, ma solo un illecito amministrativo, comunque la sicurezza del voto non è garantita come vorrebbe la legge.
b. la presenza di una pubblicità privata sulle matite andrebbe esaminata più da vicino, dato che potrebbero risultare procedure amministrative non perfettamente conformi alle leggi vigenti da parte della stessa Amministrazione del Ministero degli Interni.
Chi non è ancora andato a votare faccia comunque notare in modo calmo che le matite non sono quelle previste dalla legge elettorale e chiedete una matita copiativa. Attendete la risposta del Presidente del seggio, ed a seconda dei casi o della reazione del Presidente, descrivetela nell'esposto nel caso in cui vi sembrasse scorretta o comunque emendabile.
COMUNQUE SIA ANDATE A VOTARE E VOTATE, VOTATE, VOTATE! 

venerdì 2 dicembre 2016

Tanti perché per un unico NO

Ho tentato di spiegare ad un mio amico tedesco di origini italiane perché sia giusto e meglio votare NO al referendum in difesa delle basi democratiche dell'Italia e dell'Europa. Gli ho scritto una lettera tramite facebook, ma nonostante sia stata già condivisa qualche volta, appariva solamente la fotografia di corredo, un ritratto di Altiero Spinelli, ma non il mio testo. Ora la rimetto in giro anche tramite il mio blog, nella speranza che circoli un poco di più in questo ultimo giorno di campagna elettorale, oltre che attraverso facebook, anche grazie a Twitter ed altri social:

  Caro Mario, immagino perché tu pensi che il si sia giusto. La televisione tedesca lo sta ripetendo ormai tutti i giorni. Il NO è contro le riforme, il si metterebbe fine all'instabilità dei governi italiani. Inoltre otto banche non rischierebbero di chiudere.
  Molti italiani pure credono a favole del genere propagate giornalmente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, perché non conoscono bene a fondo la storia del proprio paese.
  Primo punto: le riforme. Se un paese ha bisogno di riforme, non si cambia la Costituzione, ma le leggi. Altrimenti sarebbe come se per non prendere più multe per eccesso di velocità, parcheggio vietato, mancato rispetto della segnaletica tu pretenda che venga cambiato il codice della strada e non il tuo comportamento scorretto.
  Quello che va riformato è il mancato rispetto di leggi e regolamenti da parte degli stessi che le dovrebbero rispettare per primi.
  Punto secondo: l'instabilità. Il fatto che ci siano stati in passato tanti governi in Italia -questo è un problema che non è più tanto attuale ma colpisce la fantasia dei tedeschi- dipende dal comportamento degli attuali dirigenti dei partiti politici e non dalle leggi stesse o dalla Costituzione. Le leggi elettorali sono già state modificate varie volte, e la situazione è solo peggiorata. Governi che durato tanto tempo non sempre sono necessariamente buoni o utili ad un intero paese. Al massimo sono utili a ristretti gruppi di profittatori che possono fare meglio i loro loschi affari.
  A questo punto due parole sulla Costituzione in se. Tu sei più tedesco che italiano, ed hai vissuto la tua vita in un paese che la Costituzione, per quello che una Costituzione che meriti questo nome dovrebbe essere, non ce l'ha. La BRD ha solo un "Grundgesetz", una soluzione provvisoria organizzata dagli occupanti americani subito dopo la guerra e mai completata. La Costituzione Italiana invece è nata da una dura e sanguinosa lotta per la Libertà, è stata come si diceva una volta, scritta col sangue di un intero popolo.
  Chiudiamo con le banche: La riforma, o meglio, lo stupro della Costituzione italiana lo vogliono le banche ed i poteri finanziari globali, dunque capisci per quale motivo si metta in giro la voce che il NO sarebbe un disastro per le banche. Io spero che le banche valgano molto meno degli interessi collettivi di un intero paese.
  Ultima osservazione: non trovo parola migliore per definire quello che si dice degli effetti negativi per l'Europa in caso di vittoria del NO: una colossale CAZZATA.
 È vero l'esatto contrario: con il NO in Italia si innesterebbe un processo di ricostruzione costituzionale, che avrebbe sull'Europa solo effetti positivi, in senso democratico.
  Per concludere sappi che gli stessi uomini e donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione Italiana sono autori del Manifesto di Ventotene, che è alla base dell'Unione Europea. Quella vera, non quella delle banche.